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Uno sguardo di insieme

Un secolo in crescita: 751% in più gli occupati nell’industria
La storia di Rivoli nel “secolo industriale” risulta caratterizzata da due fattori tra loro correlati: lo straordinario aumento della popolazione residente (gli abitanti erano 7.222 all’inizio del Novecento, 50.860 ottanta anni dopo, con una crescita in percentuale del 604%); l’esplosione del fenomeno industriale nella zona ovest di Torino (nel 1911 le fabbriche medie e piccole insediate nel comune di Rivoli erano in totale 113, per complessivi 1.277 addetti; nel 1981 le aziende censite risultavano 834, per un totale 10.872 addetti, con un implemento in percentuale pari al 751%).
Negli anni del secondo conflitto mondiale le industrie insediate nel comune di Rivoli, tra le quali non si annoverano aziende d’importanza strategica nel settore chimico o siderurgico, non subiscono danni rilevanti e risultano pertanto agevolate nell’opera di riconversione e di ripresa produttiva.
Dalla seconda metà degli anni Cinquanta, e nel corso degli anni Sessanta, lo sviluppo diventa rapido e impetuoso: incremento demografico e crescita delle industrie sul territorio procedono parallelamente e a ritmo vertiginoso. L’anno record è il 1967 con 5.213 nuovi iscritti all’anagrafe e un incremento degli occupati nell’industria pari al 99%.
Negli anni del boom economico Rivoli accoglie aziende emergenti che impiantano stabilimenti, macchinari, tecnologie e magazzini, seguendo strategie di ampliamento e di decentramento tese a decongestionare il tessuto urbano di Torino in favore della prima cintura. Contemporaneamente si consolidano alcune imprese già esistenti sul territorio e si moltiplicano, soprattutto al traino dello sviluppo della grande industria meccanica e metallurgica, nuove iniziative imprenditoriali.
Nel corso degli anni Settanta l’industrializzazione si arresta.
Nel 1981 per la prima volta, nel confronto con i dati del decennio precedente, il numero degli occupati fa registrare un segno negativo di circa 500 unità; mentre la popolazione, ancora in crescita, supera per la prima volta i 50.000 abitanti. 
Alla fine degli anni Ottanta la flessione degli occupati nell’industria è ancora più significativa, raggiungendo un saldo negativo del 20%, e si accompagna a una lieve diminuzione della popolazione residente (- 4,2%). Si entra ormai in una fase nuova: se l’industria ha cessato di rappresentare il motore unico dell’economia in espansione, il periodo successivo al 1980 non può però essere definito soltanto come quello della deindustrializzazione.
Fanno riflettere i dati del Censimento nazionale industriale 2001: gli occupati nelle industrie di Rivoli si riportano di poco sotto ai valori del 1981 e, nel confronto con quelli del 1991, risultano in ascesa.
Profonde sono state, in ogni caso, le modificazioni del settore industriale rispetto ai prodotti, ai modi di produzione, alla struttura e alla dimensione delle aziende. Ristrutturazioni, crisi, fallimenti, chiusure o nuove destinazioni d’uso hanno segnato il destino di molte fabbriche, cancellando o trasformando sul territorio i segni di quello che è stato il “secolo dell’industria”.

Torino-Rivoli: attrazioni bidirezionali
Nel 1910 viene elettrificata la linea tranviaria Rivoli-Torino; nel 1955 il tram viene sostituito con il filobus. Quella rettilinea arteria di comunicazione, ad alta intensità di traffico, diventa la spina dorsale di un fitto interscambio di manodopera con la metropoli e con i comuni limitrofi, i confini tra i quali saranno, con il rapido sviluppo urbano iniziato negli anni del boom economico, sempre più indistinguibili.
Dal secondo dopoguerra e soprattutto negli anni Sessanta e Settanta, quando lo sviluppo industriale tocca il suo culmine, il comune di Rivoli si configura come significativo polo di attrazione per gli insediamenti industriali e abitativi, svolgendo una funzione di snodo tra Torino, la prima cintura e la valle di Susa.
Considerando il numero degli occupati nelle industrie di Rivoli e i censiti come addetti all’industria fra i residenti, lo scarto risulta sempre a favore di questi ultimi: + 486 nel 1951; + 716 nel 1961; + 2.515 nel 1971; + 1.581 nel 1981. Questo significa che una parte dei rivolesi è sicuramente occupato in industrie non collocate sul territorio del comune stesso. Questo valore tocca la punta massima nel 1971: in quell’anno all’incirca il 17% dei rivolesi occupati nell’industria lavora fuori città.
Se tra gli abitanti di Rivoli ci sono i pendolari, non mancano, tra gli occupati nelle aziende cittadine, lavoratori che arrivano ogni giorno dai comuni circostanti o da Torino. Molte aziende infatti scelgono di trasferirsi dal capoluogo della provincia in zona Cascine Vica anche perché vi individuano la possibilità di ampliare la struttura produttiva senza rinunciare, almeno in parte, al personale già impiegato a Torino, che ha la possibilità di raggiunger con una certa facilità anche il nuovo stabilimento di Rivoli. 
Rivoli è dunque una prosecuzione dell’ampliamento della grande città, sia dal punto di vista residenziale che industriale, e in nessun modo può essere definita come “città dormitorio”. Con Torino infatti, vi è una complessa dinamica di attrazione bidirezionale, che riguarda attività, uomini, imprese.

La prima industrializzazione: il tessile
Di origini ottocentesche, il settore tessile rappresenta, per concentrazione degli stabilimenti e numero di addetti, il nucleo portante dell’industrializzazione nella prima parte del Novecento.  Nel 1911, con 13 esercizi e 475 addetti, le fabbriche tessili rappresentano da sole il 32,7% del totale degli occupati nelle industrie di Rivoli. Dopo la prima guerra mondiale, secondo le rilevazioni del Censimento industriale del 1927, il peso del settore aumenta ancora: cresce il numero degli occupati (1.114, il 55% sul totale degli occupati nelle industrie) e la dimensione degli stabilimenti, che si riducono a 4.
Centrale è il ruolo della Fabbrica Nazionale Pizzi, fondata nel 1912 a Cascine Vica e che, ancora all’inizio della seconda guerra mondiale, risulta essere, con oltre 600 dipendenti, la più grande  fabbrica di Rivoli. Secondo stabilimento tessile per importanza è quello del Cotonificio Valle Susa, impiantato nel 1906 sull’ansa della Dora Riparia ai confini con il comune di Pianezza.
Il peso del settore risulta ancora più rilevante se si guarda appena fuori dai confini del comune.  Importantissimo dal punto di vista occupazionale ed economico, anche per la popolazione rivolese, è infatti il Cotonificio Leumann, fondato nel 1875 da imprenditori svizzeri, e che, nei primi decenni del Novecento, aveva raggiunto la punta massima di 1.700 dipendenti e di 1.100 telai meccanici. Il gigantesco complesso industriale, con annesso villaggio operaio, territorialmente faceva parte del comune di Grugliasco, ma, di fatto, si trovava al confine tra i comuni di Rivoli, Collegno e Grugliasco e a poca distanza dalla Fabbrica Nazionale Pizzi.
Nelle rilevazioni statistiche del 1951 e del 1961 il numero degli occupati nelle fabbriche tessili di Rivoli resta sostanzialmente stabile in valore assoluto (intorno al migliaio di unità), ma si evidenzia la perdita di peso al confronto con altri settori sempre più dinamici. Fino al Censimento industriale del 1961 il settore tessile mantiene il secondo posto, ma se nel 1951 rappresentava ancora il 27,5% del totale degli occupati, dieci anni dopo il suo peso relativo si riduce del 10%.
I dati del Censimento del 1971 ne evidenziano infine il ruolo ormai decisamente marginale: 4 imprese e 335 addetti, pari al 2,8% sul totale degli occupati nelle industrie. Nel corso degli anni Sessanta il secondo stabilimento tessile di Rivoli è stato travolto dalla crisi del Cotonificio Valle Susa e dalla bancarotta del suo proprietario, Felice Riva; contemporaneamente la Fabbrica Nazionale Pizzi ha visto inaridirsi il mercato dei propri prodotti.

L’inesorabile avanzata dell’industria meccanica
Al secondo posto per numero di addetti dopo l’industria tessile è, nel 1911, l’industria meccanica, con il 22,7% sul totale degli occupati nelle industrie di Rivoli. Il settore si attesta intorno al 15% nella rilevazione del 1927. La principale industria meccanica è in questi anni la Filp, localizzata a Cascine Vica, a sud di corso Torino. Subentrata nel 1924 alla Filut, è specializzata nella fabbricazione di lime.
Sempre negli anni Venti sorge un’altra importante industria meccanica, la Fast, specializzata nella produzione di cerchioni per carri e automobili.
Nella rilevazione del Comitato provinciale della protezione antiaerea del 1941, la Filp e la Fast, entrambe classificate aziende Ausiliarie di guerra, risultano rispettivamente al secondo e al terzo posto fra le industrie cittadine, rispettivamente con 603 e 515 dipendenti.
Nel 1951 l’industria meccanica balza saldamente al primo posto per occupati fra le industrie di Rivoli, con un’incidenza del 39,1% sul totale degli addetti complessivi.
Questa posizione di preminenza è confermata anche dai dati del successivo Censimento industriale del 1961: gli occupati nell’industria meccanica sono 2.300 e la percentuale degli occupati rispetto agli altri settori dell’industria è del 41,8%. Si tratta di un’evoluzione non del tutto lineare. Ci sono state crisi gravissime (come quella che ha portato nel 1953 alla chiusura della Fast-Nebiolo), riconversioni, e soprattutto si va accentuando la dipendenza dalla grande industria metalmeccanica torinese, che porta, negli anni Sessanta a un moltiplicarsi di iniziative imprenditoriali di varia entità.
Nel 1971, con oltre 7.000 dipendenti e il 58,6% sul totale degli occupati nelle aziende grandi, medie e piccole, l’industria meccanica tocca il suo apice. Si segnalano, oltre la crescita dell’indotto Fiat, l’esplosione dell’elettrodomestico bianco, con la presenza della Castor, e la crescita della Pianelli-Traversa, azienda leader nel settore  delle costruzioni elettromeccaniche.
Nella rilevazione del Censimento industriale di quell’anno notevole è anche il balzo in avanti delle aziende che costruiscono mezzi di trasporto (14 con oltre 1.200 addetti, pari al 10,3%).
Se a queste cifre aggiungiamo quelle delle fabbriche metallurgiche, che in tutto contano 549 addetti, l’incidenza complessiva, in quanto a numero di occupati, delle aziende meccaniche, metallurgiche e dell’auto sale al 73,3% del totale.
L’importanza della crescita delle industrie metalmeccaniche si misura anche confrontando il dato sugli occupati nelle fabbriche di Rivoli con quello sugli occupati nell’industria dell’intera provincia di Torino. I dipendenti che lavorano nelle aziende di Rivoli sono nel 1971 il 4,69% del totale. E’ la percentuale più alta dal dopoguerra. L’andamento positivo sembra proseguire almeno fino alla prima metà degli anni Settanta. Aziende come la Graziano, o la Rambaudi, entrambe trasferitesi da Torino una quindicina di anni prima, superano nel 1975 i 400 dipendenti.
Nel 1981, con 393 imprese e 8.137 dipendenti, le industrie meccaniche e metallurgiche mantengono saldamente il primo posto fra quelle di Rivoli (71,2%). La lieve flessione (- 2%) rispetto alla rilevazione di dieci anni prima è l’indizio di una nuova fase della storia economica della città, nella quale l’arretramento del settore metallurgico e meccanico è il segno più evidente. Nel 1991 gli occupati nelle industrie del settore che hanno sede a Rivoli scendono al 62,3% del totale.

Il boom della cartotecnica e della meccanica di precisione
Il Censimento industriale del 1961 registra il boom dell’industria della carta e cartotecnica: con due imprese e per un totale di 1.025 addetti, il settore è al terzo posto per numero di occupati (17%). Non solo: è quello che ha rilevanza più netta, nel confronto con gli addetti nell’intera provincia di Torino (15,96%). Il gigante è la Rexim-Bugnone, che, nata negli anni Trenta come piccola azienda familiare nel centro di Rivoli, figura all’inizio degli anni Sessanta tra le più grandi imprese della città, con oltre un migliaio di dipendenti che fabbricano cartoni da imballo per alcune tra le più importanti industrie alimentari italiane. Le rilevazioni del decennio successivo già segnalano un ridimensionamento: 3 imprese con 672 dipendenti (di cui 555 sono ancora della Rexim). Alla fine degli anni Settanta la Rexim scompare dalla scena. Nel 1991 gli occupati nelle industrie di carta e cartotecnica rapprentano poco più dell’1% sul totale di quanti lavorano nelle industrie di Rivoli
Nel corso dello stesso periodo si consuma la vicenda di un’altra impresa particolare nel panorama di Rivoli. Si tratta della Silma, che fabbrica proiettori cinematografici. La Silma, nata Torino nel 1957 e trasferitasi a Rivoli nel 1959, conta all’inizio degli anni Sessanta poco più di un centinaio di dipendenti. Nel 1975 ne occupa più di 1.300. Dieci anni dopo chiude ogni attività: i prodotti che, anni prima, avevano invaso il mercato ora non trovano più acquirenti, perché tecnologicamente superati.
Oggi i locali di quella grande industria, opportunamente ristrutturati, ospitano gli uffici del Comune.

Antiche tradizioni: alimentari e legno
Fin dall’inizio del Novecento sono presenti sul territorio di Rivoli piccole aziende alimentari. Alla fine degli anni Venti e negli anni Trenta nascono le fabbriche di liquori Viarengo e Arlorio e le fabbriche dolciarie Taglia, Graffi e Michela & Angiono.
Dai dati del censimento industriale del 1951 il ruolo delle industrie alimentari nell’economia cittadina emerge come ancora rilevante: ci sono 16 imprese con 425 addetti pari all’11% del totale dei lavoratori nelle fabbriche di Rivoli e pari al 3,4% degli addetti all’industria alimentare nella provincia.  E’ un tipo di attività destinato tuttavia progressivamente a declinare: sono 251 gli occupati nel 1961, 165 nel 1971, 142 dieci anni dopo.
Tra le varie industrie alimentari, solo la fabbrica di cioccolato Taglia raggiunge nel dopoguerra notevoli dimensioni e notorietà nazionale, per poi cessare le attività negli anni Sessanta. Le altre sono tutte piccole imprese a gestione familiare o poco più. Anche quando sono più longeve della Taglia, come nel caso della Viarengo, a stento riescono a reggere, dopo gli anni del boom, alla concorrenza dei prodotti delle grandi aziende e al successo di marchi sostenuti da campagne  pubblicitarie nazionali.
Aziende di piccole dimensioni, che si moltiplicano negli anni Venti, grazie all’elettrificazione, sono le segherie. Sono 35 gli esercizi dell’industria del legno nel 1927, con 119 addetti nel 1927; 23 e 118 nel 1951; 26 e 173 nel 1961; 23 e 129 nel 1971; 41 e 120 nel 1981. Se è in costante calo l’incidenza di questa attività in confronto all’occupazione complessiva, meno disomogeneo è il raffronto tra gli occupati nelle fabbriche di Rivoli e quelli dell’intera provincia: sono circa l’1% nel  1951; l’1,59% nel 1961 e l’1,58% nel 1971. L’azienda Durbiano, nata nel 1922 e tutt’ora in attività,rappresenta nel settore il più significativo elemento di continuità.


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